OSSERVAZIONI SULLA COMUNITÀ DEI CAMINANTI dedicate ai Concittadini, in particolare ai Politici di Noto. Di Mario Alì.

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Si sa che prima o poi tutti i nodi vengono al pettine…

ANTEFATTO: In seguito alla uccisione di un giovane Caminante di diciassette anni durante una sparatoria avvenuta nel quartiere Sud di Noto il 30 novembre 2021, le innumerevoli operazioni e blitz dell’Arma dei Carabinieri nelle abitazioni dei Caminanti di Noto hanno voluto affermare ancora una volta che non esistono “zone franche” di illegalità nel territorio di Noto: a) la contrada Falconara, la nuova zona di espansione della Comunità dei Camminanti; b) Il quartiere a sud di via Roma è invece la loro tradizionale zona di insediamento.
È presumibile che altre simili operazioni di controllo straordinario saranno eseguite nel territorio di Noto in considerazione delle oramai abituali e decennali attività delinquenziali di tale periferia urbana.
A questo punto ben vengano i blitz dei Carabinieri, ma proprio per il loro carattere straordinario sono soltanto una PEZZA in una ferita profonda.
Vi siete meravigliati nell’apprendere queste notizie? Nessuna meraviglia di fronte a una lampante evidenza sociologica.
I Caminanti sono un gruppo sociale emarginato e ghettizzato nella città di Noto. Sono i “diversi”.
Lo affermano senza ombra di dubbio le evidenze scientifiche oramai maturate da un secolo di ricerche in Antropologia e Sociologia.
Forse alcuni di noi non conoscono il teorema di Thomas, che fu coniato nel 1928 da sociologhi americani per spiegare i fenomeni di estremizzazione nei ghetti neri. È datato, direte, ma oggi ha avuto una conferma e una applicazione pratica nell’effetto Golem (detto anche effetto Pigmalione negativo). Quest’ultimo è di moda fra gli insegnanti…🤔 o almeno dovrebbero conoscerlo tutti gli insegnanti.
Noi Netini non abbiamo ben compreso le conseguenze devastanti di tale effetto (come già descritto e logicamente provato), le conseguenze dei comportamenti, oramai pluridecennali, di condanna e di esclusione sociale, anche soltanto il “guardare male”.
La devianza è il prodotto di un giornaliero apartheid tra Netini DOC e Comunità dei Caminanti, tra Centro Storico e quartiere sud di periferia; apartheid che ha fatto sì che si incallissero sempre più i caratteri devianti: alcoolismo, furti, sparatorie, traffico clandestino di stupefacenti, abusivismo, manovalanza di criminalità organizzata… eccetera eccetera. C’è di tutto, manca solo la prostituzione per il severo controllo patriarcale della donna.
Ma sono tutte conseguenze del disinteresse, dell’abbandono e, ancor più, del giudizio sociale come verificato nel teorema di Thomas.

Non possono dire, i Netini, che non furono avvisati in tempo. Negli anni ottanta del secolo scorso un drappello di volontari cattolici, con la collaborazione e il supporto di esperti, organizzò seminari e convegni per avvertire gli abitanti di Noto del rapporto, errato e fuorviante, avviatosi fra parti della città che dirompevano come schegge impazzite, prospettando loro le conseguenze future di quel nefasto percorso.
Nel 1991 poi la dottoressa Teresa Schemmari, con un mirabile lavoro che si concretizzó nel volume “I Caminanti Nomadi di Sicilia”, offrì ai Netini la possibilità, con molta umiltà, di informarsi, conoscere, insomma comunicare col Caminante, identico e diverso nello stesso tempo. (Ripeto in corsivo le sue stesse parole, riportandole dalla premessa del suo volume).
Nella prefazione del libro il professore Luigi Alfieri, antropologo nell’Università di Urbino, preavvertì che solo l’Amore dei Cittadini come quello della dottoressa Schemmari (Lei amava i Caminanti) avrebbe evitato di fare di Loro nuove reclute per un declino amorfo e delinquenziale.
Non è accaduto nulla di quanto auspicato.
Dopo di Lei ci sono stati tentativi isolati di Volontari o Assistenti sociali, intrapresi a titolo personalistico e con molta approssimazione, non essendo stati mai supportati dalla Amministrazione né condivisi dalla cittadinanza tutta.
È seguito un vuoto assoluto della Città e un abbandono dei Camminanti verso una progressiva deriva.
Sono passati circa cinquanta anni da allora.
Oramai che volete fare… Si sa che prima o poi tutti i nodi vengono al pettine.
Per colmare i decennali strappi sociali nella tessitura urbana di Noto, solo una cosa occorre fare per altrettanti decenni prima di ottenere risultati tangibili: un costante e paziente dialogo, sostenuto da animo benevolo e fraterno.
Chi deve iniziare a porre in essere questo cambiamento?
Non lo faranno certo i Caminanti per evidenti motivi e per i piccoli vantaggi acquisiti, che poi sono svantaggi evolutivi se li guardiamo da un altro punto di vista. No, non saranno loro ad iniziare.
È sempre la Maggioranza che deve tendere la mano alla Minoranza. Spetta ai Netini DOC, fare la prima mossa. Conviene a tutti.
Spetta a noi Netini, cambiare il proprio modo di ragionare, di guardarli, di criticarli, cambiare il proprio ATTEGGIAMENTO nei loro confronti. È semplice a capirsi, forse difficile a porre in atto.
“Bella predica, ci fa Mario Alì”, direte Voi.
Non è una morale, è una politica del cambiamento a tutti i livelli: Amministrazione Comunale, Associazioni, Volontariato, Parrocchie, Movimenti, Scuole, Sindacati, Comitati civici, eccetera… Ognuno con compiti diversi che potremmo anche prospettare e discutere, avendoli maturati in decenni di lavoro ideativo e di presenza sul campo.
Non è una predica, sono azioni concrete da iniziare, quelle che Vi proponiamo. Ma prima occorre la convinzione. Vogliamo discuterne?
Il primo passo da fare è un Tavolo di lavoro e di confronto, attorno a cui si riuniscano per un concorso di idee i vari Soggetti attivi e interessati (già presenti in Città e in parte sopra elencati).
Il passo successivo spetta al Sindaco e alla Amministrazione Comunale.
Un susseguirsi e alternarsi di passi in un lungo percorso della durata di decenni, per interventi strutturali, creazione di nuovi servizi, adozione di provvedimenti.
È la vera politica, quella della strada, non la politica del Palazzo.
Ma siamo pronti? C’è una convinta disponibilità ad iniziare subito?
Il grosso rischio è di precipitare sempre più in una irrefrenabile e disastrosa caduta sociale.
Mario Alì
Noto,‎23 ‎febbraio ‎2022.

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